Scorbacchio

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Qui sono.
Fra accorti bisbigli di figli e grassi sbadigli
fra i ragli dei molti somari in jeans, in cravatta
o alamari, i cari solerti a interdirmi gli zuccheri rari,
col passo più corto del buco più scarso dell’orto,
la sera marcata dal ripido sonno della benamata
che ormai come nonno mi russa vicino stremata.
Qui sono, aspettando un ricordo che bussi ai miei fianchi
da notte al mattino a estrudere l’ossa già rotte.
In briglie di libri compreso e ravvolto, non resta
che prender le mire e solo le mire, sui corpi di donna
che vedo danzanti e mordaci di intrepido ardire
balzarmi davanti agli occhiuzzi per ben favorire
e faci e argomenti per le irreversibili ire.
Qui sono. Intento a finire sbadato e distolto
ansante a farcire bambito, inconcluso, dissolto.