Dice il mercante

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Sei niente, niente. I versi zoppi,
i tuoi scazonti, sono niente. Non puoi certo
mangiarli né ti danno per altra via
 
da vivere, nessuno li può usare
come leva o per mare, da farmaco,
da stocco. Utili a chi, utili a che?
 
Sono soltanto prova di neghittosi geni,
antenne per segnali convulsi, gagliardetti
di latta, pinnacoli che confondono
 
i giochi della sorte, che annunciano
la morte. Non servono a niente,
come non serve la perfida allegria
 
di Mozart, il discorso sull’ente e sul non ente,
un ossimoro o il pianto d’una madre,
come i colori del tramonto alpino, il canto
 
d’un bambino e le fusa del gatto.
Così non serve un matto che si ferma
e farnetica agli astanti perplessi.