Farfalla e segno

La raccolta assume il titolo della poesia omonima (“Farfalla e segno”), dedicata al magistero e alla figura di Emilio Garroni, grande estetico.
L’endiadi intende avanzare una riflessione sul rapporto fra prosodia e significato della parola e, più in generale, sulla correttezza universale dei nomi, una correttezza per natura. E’ riflessione che vuole contrastare la tesi de “l’arbitrarietà del segno” (De Saussure).
Quindi la poetica dell’intera silloge è improntata alla ricerca dell’armonia intrinseca nella parola, della sua rispondenza al soggetto cantato, della sua articolazione organizzata nel verso ed ha la pretesa di dare dimostrazione di questo assunto attraverso l’intero sviluppo dell’opera.
Se si prendono le mosse da quanto sostiene Crátilo nel dialogo platonico (contro l’opinione negazionista di Ermógene) si riesce a individuare nella voce “farfalla”- come negli equivalenti in altre lingue “papillon”, “mariposa”, “butterfly”, ”schmetterling”- uno sforzo di rappresentazione espressiva del fenomeno osservato, un’alleanza indiscutibile fra significante e significato, fra il suono della parola e il soggetto in causa. Peraltro, nel greco antico per “farfalla”  e “anima” si trova la stessa voce, “psyché”, che sembra voler conciliare la vita effimera della farfalla con quella durevole dell’anima, imponendo un caso di discordia concordante.
Così se questa osservazione viene riferita anche al “segno” nel contesto poetico, il nesso fra i due termini del titolo è presto trovato, perché ben può dirsi che il volo spezzato, irregolare, sfuggevole, aniconico della farfalla si apparenti con la libertà, l’imprevedibilità, l’insindacabilità nei percorsi del segno e del suo dislocarsi fra alto e basso mimetico nelle composizioni della raccolta.

Crocetti
2010